Diamo una famiglia a chi non ce l'ha. Ci stai?

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Fattoria didattica

Oggi si fa un gran parlare di “nuova agricoltura”
sottintendendo che la “vecchia ” abbia fatto il suo tempo.
La frenesia dell’epoca contemporanea mostra alcune crepe, i lavori in precedenza “snobbati” riacquistano fascino, si rimodellano le scale di valori: si scopre che coltivare la terra in modo “biologico“, mettere le “mani in pasta”, anche lontano dalle comodità e dalla moda, fa vivere meglio.
Le famiglie urbanizzate che comprendono quanto sia importante trasmettere ai loro figli e nipoti la “cultura materiale” dei luoghi, quel prezioso bagaglio di conoscenze dato fino
ad ieri per scontato ma che scontato non è, che fa distinguere un orto da una fattoria, una gallina da un’oca, un pomodoro da un peperone, il latte da una scatola di cartone. La scuola,
nella sua specificità di comunità educante, ha inserito da alcuni anni all’interno dei Piani dell’Offerta Formativa, l’avvicinamento dei ragazzi alla campagna ed alle tradizioni rurali locali, anche attraverso percorsi formativi che illustrino le principali filiere alimentari. Dopo un certo periodo di sperimentazione in Italia e all’estero, si è osservato che il modello che ha ottenuto migliori risultati in termini di riattivazione delle sensibilità culturali e tradizionali pare essere la “fattoria didattica“, vera e propria azienda agricola con la particolarità di aprire i cancelli delle proprie staccionate alla scuola e, più estesamente, alla formazione di giovani e meno giovani del territorio coi quali condividere un progetto didattico articolato e flessibile.