Diamo una famiglia a chi non ce l'ha. Ci stai?

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2. Fini e motivazioni del progetto

Il progetto intende realizzare un recupero sociale globale della persona, che si attua in primo luogo attraverso l’ accoglienza in strutture residenziali, dove vivendo la condivisione diretta e sviluppando un programma personalizzato si cerca il recupero e la rieducazione sociale della persona. Le persone affidate all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII trovano nelle strutture dell’associazione stessa, dove vengono inserite, delle figure di riferimento fisse che condividono con loro 24 ore su 24.

Per tanto oltre alla casa famiglia abbiamo avviato laboratori esperienziali protetti per:

2.1. Offrire un impiego quotidiano, organizzato e ben strutturato a soggetti svantaggiati (detenuti ed ex detenuti, ragazzi disagiati a rischio, ecc.), accolti nelle strutture residenziali dell’Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII” oppure segnalati dagli enti socio – sanitari locali.
Per alcuni ragazzi accolti è molto importante un impegno lavorativo produttivo quotidiano preciso e costante, al di fuori della struttura, ma è molto difficile riuscire ad inserirli in una normale attività lavorativa esterna o perché non è possibile un impiego con i normali contratti di lavoro o perché difficilmente tali soggetti trovano un datore di lavoro disponibile ad assumerli.
Inoltre per molte delle persone accolte sarebbe auspicabile l’inserimento in un ambiente di lavoro protetto, dove il lavoro è una parte di un progetto rieducativo più ampio.

Per le persone provenienti da una realtà , di emarginazione e di disagio, una attività lavorativa rappresenta:

• Una formazione professionale di avviamento al lavoro: spesso i ragazzi accolti non hanno alle spalle alcuna esperienza di lavoro.

• Un ambiente terapeutico dove il lavoro diventa uno strumento educativo per crescere nelle relazioni interpersonali e sociali, acquisire una coscienza civile ed acquisire un comportamento responsabile ed affidabile.

• La speranza in futuro, chi avrà dimostrato impegno e maturato una buona responsabilità, di trovare un impiego definitivo raggiungendo così una autosufficienza economica ed un normale inserimento produttivo nella società.
2.2. Il progetto vuole inoltre offrire in Lunigiana un ambito occupazionale dove i centri di servizio sociale di zona possano inserire ragazzi, che possono esprimersi in una attività lavorativa produttiva di tipo artigianale, che non hanno bisogno di un inserimento residenziale, ma necessitano soltanto di un inserimento diurno in un ambiente protetto (lavori socialmente utili, semilibertà, articolo 21).

2.3. Un ambito di lavoro protetto ed assistito rappresenta anche una garanzia per la collettività in quanto si offre come luogo protetto di accoglienza e di rieducazione controllata di quei soggetti che per i trascorsi difficili e tormentati, se continuamente emarginati e lasciati a se stessi, diventano facile preda della delinquenza organizzata o costretti ad arrangiarsi con espedienti poco legali. Quindi si propone anche come un progetto che concorre al risanamento sociale e all’ordine pubblico.